STOP AI COSTI EXTRA PER CAMBIARE OPERATORE TELEFONICO, INTERNET E PAY TV: A STABILIRLO L’AGCOM CON LE NUOVE LINEE GUIDA

STOP AI COSTI EXTRA PER CAMBIARE OPERATORE TELEFONICO, INTERNET E PAY TV: A STABILIRLO L’AGCOM CON LE NUOVE LINEE GUIDA

Sono state pubblicate dall’AGCOM  le nuove Linee Guida sulle modalità di dismissione e trasferimento dell’utenza nei contratti per adesione, per garantire ad utenti e consumatori delle precise regole nel momento in cui decidono di recedere dal contratto e passare ad altro operatore.

Punto cruciale della delibera approvata dall’Autorità Garante per le Telecomunicazioni è quella per cui il costo di recesso non potrà essere superiore al canone mensile medio versato dall’utente.

In questo modo l’Autorità ha voluto garantire o meglio scongiurare il rischio che i vari operatori possano addebitare costi non proporzionati (e dunque più alti) al reale valore del contratto sottoscritto.

Altra questione affrontata dall’Authority riguarda la restituzione degli acconti che dovrà ora essere “equa e proporzionata” al contratto stesso ed alla sua durata. In particolare, le aziende non potranno più pretendere – in caso di recesso – la restituzione integrali degli sconti goduti al momento della stipula. Gli operatori potranno richiederne la restituzione, ma in una misura certamente inferiore a quella attuale, precisa l’AGCOM.

Molto importante è anche il tema della rescissione anticipata: con le nuove linee guida l’utente potrà scegliere se continuare a pagare le rate residue (relative a servizi e prodotti aggiuntivi rispetto al servizio principale) oppure pagare l’intero importo in un’unica soluzione.

Anche la durata della rateizzazione dei servizi di attivazione ed accessori è stata normata, stabilendo che non potrà mai eccedere i 24 mesi.

E’ stata, inoltre, richiesta una maggiore trasparenza nelle comunicazioni agli utenti prevedendo un obbligo per gli operatori di rendere tutte le spese che l’utente dovrà sostenere in corrispondenza di ogni mese in cui il recesso potrebbe essere esercitato.

Altri obblighi informativi a carico delle aziende riguardano le spese relative al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore, le quali, devono essere rese note al momento della pubblicizzazione dell’offerta e in fase di sottoscrizione del contratto. Tra queste rientrano: i) le spese imputate dall’operatore a fronte dei costi realmente sostenuti per provvedere alle operazioni di dismissione e trasferimento della linea; ii) le spese relative alla restituzione degli sconti; iii) le spese relative al pagamento in una o più soluzioni delle rate relative alla compravendita di beni e servizi offerti congiuntamente al servizio principale.

MDC Lazio invita tutti gli utenti a segnalarci eventuali abusi in contrasto con le nuove disposizioni dell’AGCOM ed a rivolgersi ai nostri esperti per una consulenza e gestione delle problematiche

SERIE A, IL GRAN PASTICCIO DEI DIRITTI TV: CHI CI PERDE SONO I CONSUMATORI

SERIE A, IL GRAN PASTICCIO DEI DIRITTI TV: CHI CI PERDE SONO I CONSUMATORI

Sembrava potesse essere l’anno della svolta per i diritti tv della serie A. Sembrava si potesse assistere alla fine dei monopoli e arrivare a un’offerta più concorrenziale, con tutto ciò che ne consegue in termini di benefici per i consumatori.

Sembrava, ma così non è stato. E oggi ci ritroviamo con il monopolio assoluto di Sky, una Lega Calcio che ha incassato meno soldi di quelli che avrebbe ottenuto da Mediapro, il sovrapprezzo per i consumatori dovuto alle tre partite settimanali che trasmette Dazn, e gli inconvenienti tecnici nel guardare le partite sulla stessa Dazn, tv in streaming in un Paese in cui la banda larga e Internet superveloce non sono proprio alla portata di tutti.

IL BANDO A MEDIAPRO, LA REVOCA E LA TRATTATIVA PRIVATA CON SKY – Tutto succede nel giro di pochi mesi. A febbraio gli spagnoli di Mediapro acquistano i diritti per il campionato di Serie A al prezzo di 1,05 miliardi di euro. La società spagnola dovrebbe fare da intermediaria e rivendere i diritti. Magari proprio a Sky, che però a quel punto dovrebbe trasmettere le partite su diverse piattaforme (digitale, Internet, satellitare) e senza alcuna esclusiva. Più concorrenza, più benefici per i consumatori e meno benefici per l’emittente di Murdoch.

A quel punto Sky dà il via a una battaglia legale per revocare i diritti alla società spagnola. Mediapro si va a infrangere contro tutta una serie di cavilli, mancate garanzie e fidejussioni, e il Tribunale dà ragione all’emittente satellitare del magnate australiano, così la Lega Calcio revoca la concessione dei diritti a Mediapro e torna a trattare con Sky.

Lo fa senza asta, a trattativa privata, e accettando l’esclusiva sul prodotto. La serie A viene divisa in due: il pezzo più grosso va a Sky, quello più piccolo (tre partite a settimana, la serale del sabato, il match dell’ora di pranzo di domenica e una partita delle 15) va a Perform, la multinazionale che controlla Dazn.

LEGA E CONSUMATORI CI PERDONO, SKY CI GUADAGNA – La Lega incassa 973 milioni a stagione (780 da Sky e 193 da Dazn), rinuncia a più di 20 milioni rispetto a quelli che avrebbe ottenuto da Mediapro e si piega alla logica dell’esclusiva pretesa da Murdoch.

Sky ottiene così quel che voleva. Le manca solo una cosa, le tre partite di Dazn, ed ecco che raggiunge l’accordo con il gruppo Perform. Le tre partite mancanti costano 7,99 euro ai clienti Sky, due euro in meno dell’abbonamento mensile a Dazn. L’emittente di Murdoch fa un favore a Dazn, acquistando e rivendendo ai suoi clienti una consistente quota di utenze Dazn da rivendere ai suoi clienti. E allo stesso tempo può continuare a comportarsi da monopolista assoluto.

Sky felice, Dazn felice, ma non altrettanto gli utenti. Chi ha un pacchetto calcio con Sky, infatti, deve pagare 8 euro in più al mese rispetto all’anno scorso per poter vedere tutte le partite. A questo si aggiungono i problemi tecnici di Dazn, denunciati da migliaia di utenti. Spesso e volentieri infatti la visione delle partite si blocca. L’emittente streaming del gruppo Perform si è presentata in Italia come il Netflix del calcio, ma ci sono differenze abissali: Netflix propone contenuti già catalogati da vedere in streaming, Dazn propone eventi in diretta, per cui ci vuole una velocità di rete molto più alta affinché non si blocchino. Che sia un problema dell’emittente o dell’obsoleta Rete italiana, poco conta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ed è imbarazzante per la Lega Calcio aver concesso i diritti a un’emittente che ci va vedere le partite “a scatti”.

L’ANTITRUST – È notizia dei giorni scorsi l’intervento dell’Antitrust, che ha avviato, su segnalazione di diversi consumatori, due istruttorie per pratiche commerciali scorrette contro Sky e Dazn.

Quanto alla tv di Murdoch, avrebbe adottato modalità di pubblicizzazione dell’offerta del pacchetto calcio che, “in assenza di adeguate informazioni sui limiti dell’offerta (la mancanza di tre partite dal pacchetto, ndr) potrebbero aver indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole”. Quanti ai già abbonati, nei loro confronti la condotta di Sky potrebbe presentare “profili di aggressività” in quanto, “a fronte di un significativo ridimensionamento del pacchetto in relazione al numero delle partite trasmesse, e in assenza dell’informativa sulla possibilità di recedere dal contratto senza penali, costi di disattivazione, avrebbe indotto tali soggetti a rinnovare l’abbonamento nell’erroneo convincimento che l’offerta non fosse mutata”.

Nel mirino anche Perform. Da un lato per l’enfasi data al claim “quando vuoi, dove vuoi”, che lascia intendere al consumatore di poter utilizzare il servizio ovunque si trovi, senza fare un minimo accenno alle limitazioni tecniche che si stanno palesando e che impediscono o rendono più difficile la fruizione delle partite. Dall’altro per i messaggi che indicano la possibilità di fruire di un mese gratuito “senza contratto”. Cosa falsa: il consumatore infatti nel momento in cui si registra, stipula – quasi senza accorgersene – un abbonamento vero e proprio, usufruisce del primo mese gratis e poi scatta il rinnovo automatico con addebito su carta o conto corrente. Quindi l’utente deve attivarsi per esercitare il diritto di recesso. Una pratica commerciale che l’Antitrust definisce aggressiva.

BOLLETTE TELEFONICHE, SCONTI PER 2,6 MILIONI DI FAMIGLIE

BOLLETTE TELEFONICHE, SCONTI PER 2,6 MILIONI DI FAMIGLIE

Buone notizie per chi – in condizioni economiche non proprio rosee – deve sottoscrivere contratti di telefonia.

L’Agcom ha infatti esteso le agevolazioni sulle bollette a circa 2,6 milioni di nuclei familiari: tutti quelli che, con Isee inferiore a 8.112,23 euro, ricadono nella definizione di povertà relativa dell’Istat.

Un vero e proprio cambio di passo, che allarga di molto la platea di chi può usufruire degli sconti. Prima infatti, oltre al requisito dell’Isee, bisognava che le famiglie ne rispettassero anche altri: ovvero presenza nel nucleo di anziani al di sopra dei 75 anni, di percettori di pensioni sociali o di invalidità, o di capifamiglia disoccupati.

“Confidiamo che la rimozione dei vincoli e la semplificazione delle procedure d’accesso incoraggerà le famiglie economicamente disagiate ad avvalersi di questo strumento di inclusione sociale che è Internet”, si legge nella nota di Agcom.

Oltre ad allargare la platea di chi ne può usufruire, Agcom ha anche aumentato le agevolazioni.

In aggiunta al preesistente sconto del 50% sul canone, in base al quale i beneficiari pagano 9,5 invece di 19 euro al mese, il nuovo sistema prevede anche 30 minuti gratuiti di telefonate verso tutte le numerazioni fisse e mobili.

Il provvedimento Agcom tocca un’altra nota dolente delle compagnie telefoniche, la presenza “quasi esclusiva” sul mercato di offerte voce e dati congiunte, cosa che impedisce ai beneficiari delle agevolazioni di acquistare il solo servizio di accesso a Internet di cui hanno bisogno.

L’Autorità, esercitando le sue funzioni di indirizzo, ha invitato Tim a mettere a disposizione degli utenti economicamente disagiati delle offerte flat di sola connessione ad Internet a banda larga la cui sottoscrizione non implica la perdita del diritto di accesso alle agevolazioni.

Il MDC Lazio ed i suoi sportelli invitano tutte le famiglie che ne hanno i requisiti a presentare subito domanda, perché i bonus – così come quelli su luce e gas – non vengono erogati automaticamente come sarebbe invece auspicabile.

TELEFONIA: L’EUROPA APPROVA IL TETTO MASSIMO DI 19 CENT/MIN PER IL COSTO DI CHIAMATE ED SMS TRA PAESI UE

TELEFONIA: L’EUROPA APPROVA IL TETTO MASSIMO DI 19 CENT/MIN PER IL COSTO DI CHIAMATE ED SMS TRA PAESI UE

Niente più chiamate e messaggi troppo costosi per chi viaggia in Europa: la Ue ha deciso di fissare un tetto massimo ai prezzi di telefonate e sms all’interno dei 27 Paesi membri.

Se l’attuale costo per le telefonate verso un altro Stato Ue oscilla tra i 5 e gli 80 centesimi al minuto, il tetto massimo stabilito dalle nuove misure è di 19 centesimi al minuto. Per quanto riguarda gli sms il costo di ogni singolo messaggio non deve superare i sei centesimi.

L’accordo raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento Ue deve essere approvato dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, presumibilmente nei prossimi mesi, prima di diventare operativo.

Provvedimento questo che si inserisce in un vero e proprio braccio di ferro a favore dei consumatori che la Ue ha intrapreso negli ultimi anni con gli operatori di telefonia, imponendo di fatto una forte  riduzione delle tariffe.

Fino a non molto tempo fa viaggiare implicava o abbandonare per qualche giorno il proprio smartphone o esporsi a tariffe altissime per chiamate, sms e utilizzo dati, a meno di non attivare (a pagamento) appositi piani tariffari, a seconda dell’operatore utilizzato.

Dall’anno scorso, con l’abolizione dei costi del roaming, chi viaggia in un Paese Ue può telefonare, inviare sms e navigare su Internet utilizzando la propria tariffa nazionale.

L’accordo prevede anche un piano di incentivi su fibra ottica e sul 5G, la rete mobile superveloce.

Rivolgiti ai nostri esperti per richiedere una consulenza gratuita. 

RECESSO ANTICIPATO QUANTO MI COSTI, ECCO LE NUOVE LINEE GUIDA AGCOM

RECESSO ANTICIPATO QUANTO MI COSTI, ECCO LE NUOVE LINEE GUIDA AGCOM

Chi di noi non ha sospettato – almeno una volta nella vita – di pagare troppo quando va a disdire un contratto con un operatore telefonico?

E ora a confermare i nostri sospetti arriva anche l’Agcom, che nelle sue attività di vigilanza ha notato i problemi e le incongruenze e si è iniziata a muovere per risolverli e ridurre i costi per gli utenti.

Ne è venuto fuori un documento con le prime linee guida sui costi di recesso e cambio gestore, che dà agli operatori le indicazioni per ridurli.

Nella delibera, di cui dà anticipazione La Repubblica, Agcom spiega che gli operatori addebitano agli utenti tre tipi di costi, e su tutti e tre ci sono irregolarità, anche alle luce dell’ultimo decreto sulla concorrenza dello scorso anno. Eccoli.

RECESSO DI BASE – Le compagnie sono poco trasparenti sui costi che l’utente dovrà sostenere per il recesso, e già non è un bene. Poi tendono a far pagare una cifra fissa (intorno ai 40 o 50 euro), costo non commisurato,  come dovrebbe essere, alle spese reali sostenute dagli operatori per la disdetta e al valore residuo del contratto. Secondo Agcom non è corretto un costo superiore a quello dei canoni mensili restanti, quindi a fine contratto la disdetta dovrebbe essere gratuita.

DISDETTA PRIMA DELLA SCADENZA DI UNA PROMOZIONE – Si tende a far restituire gli importi di tutti gli sconti ottenuti grazie alla promozione (salvo qualche eccezione, Fastweb ad esempio). Quindi più ci si avvicina alla scadenza più le spese si fanno importanti. Esattamente il contrario di come dovrebbe essere, spiega Agcom: il costo di disdetta anticipata infatti deve infatti abbassarsi quanto più si avvicina la scadenza della promozione. Se ho una promozione di 12 mesi, più mi avvicino al dodicesimo mese meno devo pagare.

RATE DI PRODOTTI O SERVIZI ASSOCIATI AL CONTRATTO – Qui parliamo di chi recede anticipatamente da un contrattto a cui è associato l’acquisto a rate di uno smartphone, un modem ecc. Spesso le compagnie impongono agli utenti di pagare in un’unica soluzione le rate residue. Agcom sostiene invece che si debba permettere di continuare a pagarli a rate. Inoltre, non devono esserci – in caso di recesso – costi come l’attivazione della linea o l’intervento del tecnico, tutte cose che alcuni operatori rateizzano nel contratto. Idem per i prodotti che non si possono utilizzare con altri operatori, i modem ad esempio.

Tutti costi eccessivi insomma, e “non commisurati al valore del contratto e alle spese reali sostenute dalla compagnia per la disattivazione della linea e il passaggio ad altro operatore”.

Agcom ascolterà i pareri degli operatori fino a luglio, poi renderà vigenti le nuove linee guida, riducendo di molto i costi di disdetta e in alcuni casi annullandoli.

Il Movimento Difesa del Cittadino Lazio ed i suoi sportelli sono disponibili per eventuali segnalazioni e problematiche per una migliore cura degli interessi di consumatori ed utenti.

ConciliaWeb, ora le controversie si risolvono online

ConciliaWeb, ora le controversie si risolvono online

Sarà presto attivo in tutta Italia ConciliaWeb, il nuovo strumento di Corecom per annullare le distanze, velocizzare e facilitare la risoluzione delle controversie tra gli operatori di telefonia e le pay tv.
Con la nuova piattaforma le controversie si dirimono online, sono totalmente informatizzate. L’utente che si sente truffato dalla propria compagnia telefonica – fatturazioni eccessive, velocità di rete non in linea con quella dichiarata dal gestore – deve solo collegarsi con il suo pc o smartphone al sito.
Niente più code agli sportelli o lunghi viaggi per chi la sede più vicina a cento e più chilometri di distanza dunque, e di conseguenza utenti più tutelati con uno strumento facilmente accessibile.
Con ConciliaWeb tutte le istanze vengono presentate tramite i moduli online, tutti i documenti caricati in via telematica e tutte le comunicazioni si fanno sulla piattaforma. Anche i verbali di conciliazione.
È prevista una fase preliminare in cui le due parti possono negoziare e scambiarsi proposte in via telematica, poi, prima dell’inizio della conciliazione vera e propria, la piattaforma opera una distinzione.
Se le conciliazioni vengono ritenute “particolarmente favorevoli alla risoluzione” si realizzano tramite uno scambio di messaggi – anche asincrono, non istantaneo – tra le parti. Se invece vengono ritenute complesse ConciliaWeb notifica alla due parti la convocazione per un incontro in videoconferenza.
ConciliaWeb nasce ufficialmente il 24 aprile, giorno in cui l’Agcom ha approvato il nuovo regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra utenti e operatori di telefonia, e gli operatori hanno un altro mese di tempo per aggiornare i propri siti e la documentazione contrattuale con le nuove disposizioni.
Auspichiamo quindi di aver al più presto questo strumento molto importante, quasi rivoluzionario.
Importante per tre motivi. Per gli utenti come dicevamo, che avranno uno strumento unico e facilmente accessibile che velocizza, facilita ed economizza le procedure di conciliazione. Per l’ambiente, basti pensare a quanta carta verrà risparmiata dall’informatizzazione dei documenti. E per i tribunali, visto che molto probabilmente con Conciliaweb aumenterà anche il numero di conciliazioni che vanno a buon fine.

Facebook
Google+
LinkedIn
Instagram