Oltre al danno….

A poco più di un anno dal ripristino della corsia preferenziale su Via di Portonaccio, ci si trova ancora una volta a tornare sull’argomento della vicenda giudiziaria che ne è conseguita. Centinaia e centinaia i ricorsi ancora pendenti dinanzi al Giudice di Pace di Roma, Ufficio dinanzi al quale non si registra un orientamento univoco.

La percentuale di accoglimento dei ricorsi presentati da Mdc Lazio è superiore al 70% ma, anche in caso di vittoria, non sempre è riconosciuto al cittadino – ricorrente il beneficio delle spese di giudizio che ha dovuto anticipare pur di veder tutelati i propri diritti.

Ma non solo.

L’amministrazione Capitolina dimostra di non avere intenzione di tendere una mano alle migliaia di automobilisti che inconsapevolmente sono incappati nella violazione, anzi dimostra di non avere intenzione di mollare la presa sulla vicenda.

Rivelatasi sorda alle innumerevoli istanze dei privati cittadini che hanno chiesto a gran voce al Comune semplicemente di prendere atto che EVIDENTEMENTE (i numeri parlano chiaro, oltre 250 mila violazioni solo nei primi mesi di istituzione della corsia preferenziale!!) qualcosa è andato storto nel ripristino della corsia preferenziale, nella segnaletica e nella diffusione delle informazioni all’utenza, l’Amministrazione ricorre in appello e trascina ostinatamente, ancora una volta, i propri cittadini in Tribunale.

Sopporta così i costi dovuti per il pagamento del “contributo unificato” cioè la tassa richiesta dalla legge per adire l’organo giurisdizionale, in media 60 Euro per ciascun appello, oltre alle tariffe dei propri avvocati.

Ci si chiede, allora, a quanto ammonti ad oggi la spesa che l’Amministrazione ha sostenuto e che tuttora sostiene per portare avanti le proprie difese, tutte risorse che evidentemente non possono essere impiegate per rispondere ad altri bisogni dei romani.

Ci auguriamo che le giurisdizioni competenti continuino ad indagare sulla vicenda già più volte denunciata anche dalla nostra associazione e ci auguriamo in futuro che il rapporto tra Comune e cittadini sia ispirato ad una leale e reciproca collaborazione a tutela del bene comune e non ad un gravoso e ostinato braccio di ferro.

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